Assistenti alla Comunicazione… e poi?

Ad Agrigento sono ripartiti gli attesissimi servizi di assistenza scolastica e assistenza domiciliare per studenti sordi e ciechi, bene, bravi, clap clap.

Ciò per me, assistente domiciliare, significa il ritorno al lavoro, nuova cooperativa e nuovo contratto, un tempo determinato da dicembre a inizio maggio.

Sarebbe utile ricordare quali difficoltà si incontrano intervenendo a percorso scolastico iniziato, ma rimando questa problematica e mi soffermo su una profonda crisi esistenziale in cui sono caduta.

La crisi del “poi”.

Il lavoro mi piace, mi gratifica, le difficoltà sono sempre presenti ma in fondo qualcosa di utile si riesce a fare, giorno dopo giorno, nonostante tutti i fattori avversi.

Ma poi? Ho un contratto a tempo determinato e non ho nessuna intenzione di accettarne uno indeterminato a tempo parziale verticale con sospensione concordata… la fregatura del secolo, tanto fregatura che persino la Corte di Giustizia Europea condanna l’Italia per aver inventato una diavoleria del genere.

Preferisco il tempo determinato, se sono precaria che lo sia per intero, con tanto di disoccupazione riconosciuta… Ma poi?

Finalmente lavoro con una Cooperativa con cui c’è sintonia, che si prende davvero in carico gli studenti, che tenta davvero di operare per l’integrazione e l’inclusione scolastica, per la promozione di percorsi di studio individuali che sappiano far emergere le potenzialità, i punti di forza e su quelli lavorare. Ma poi?

Tra tre anni la Cooperativa dovrebbe trasformare il mio contratto in contratto a tempo indeterminato, così impone la legge, ma non lo accetterò, non mi interessa perché non mi interessa una finta assunzione, seppure legale. Il giorno in cui avrò un contratto a tempo determinato sarà un contratto reale, una reale sicurezza professionale, non quest’assurda presa per i fondelli. Quindi?

Non lo so, continuo a chiedermi come si potrebbe fare per far diventare il mio lavoro un lavoro dignitoso, così come merita di essere.

I punti su cui lavorare sono chiari:

1) riconoscimento del profilo professionale

2) individuazione del percorso di formazione

3) competenze dell’Ente di appartenenza.

Sono i primi tre punti di un lungo elenco, ma sono già una battaglia probabilmente lunga e difficile.

1) Il profilo professionale dovrebbe essere redatto in collaborazione con le lavoratrici, ma non c’è organismo né nazionale né regionale di riferimento, in realtà ogni Provincia ha la totale libertà di gestire i servizi di assistenza scolastica come meglio crede. Per cui troviamo bandi di gara, accreditamenti, buoni lavoro. I buoni lavoro credo siano lo scandalo nello scandalo, lavoratori trattati come posteggiatori abusivi, nessun diritto, nessun contratto, nessuna garanzia.

2) Stesso discorso e schizofrenia sulla formazione dell’assistente, nella mia provincia, Agrigento, per il servizio della mattina occorre avere un titolo non meglio specificato di assistente alla comunicazione in mancanza del quale si accetta anche il tecnico LIS, i corsi di 1, 2 e 3 livello, l’interprete LIS (per l’assistenza agli studenti sordi) e il solo diploma o laurea (una qualunque) per il servizio di assistenza pomeridiano. Per tutta Italia l’Assistente alla Comunicazione è uno sconosciuto, corsi di formazione a cui si accede con la licenza media, corsi post diploma e master post laurea, con la conseguente realtà di assistenti alla comunicazione plurispecializzati e assistenti alla comunicazione… arrivati per caso, formati dall’esperienza e dalla personale buona volontà.

3) La Legge impone che l’assistenza ai disabili sensoriali venga garantita dalle Province, le Province non hanno fondi dedicati, devono grattare di qui e di lì, non avendo nemmeno chiaro chi diavolo sia l’assistente alla comunicazione vanno a tentoni, ciò che conta pare essere il garantire un sostegno allo studio per qualche mese, senza comprendere sino in fondo di cosa si stanno occupando, di cosa si sta parlando. Ma diciamocelo chiaro: quanti assistenti alla comunicazione sanno di cosa si dovrebbero occupare? Quante cooperative sociali sanno cosa vanno a gestire? Le Competenze dell’Ente Provincia e del personale di assistenza da chi vengono appurate? Se la figura dell’Assistente alla comunicazione è misconosciuta non è forse colpa della mancata organizzazione di forme di informazione e verifica da parte delle Province? Dal mancato coordinamento delle politiche per l’inclusione scolastica da parte dell’Ente di competenza?

Per parlare di tutto ciò è necessario cominciare dall’essere riconosciuti lavoratori, lavoratori che

“potrebbero davvero diventare l’anello di collegamento, finora mancante, tra i docenti curricolari, quelli specializzati, l’assistente di base, l’intera classe e anche l’Istituto scolastico nel suo complesso, “mediando” le difficoltà proprie dell’alunno con disabilità e collocando le necessità di apprendimento e di sviluppo delle sue capacità e potenzialità, in un coinvolgimento corale e organico del tessuto scolastico e sociale di appartenenza” (da Superando.it)

Noi già lo siamo, è che nessuno se ne è accorto. Ma abbiamo il problema del poi.

Informazioni su tasti

Aspirante Panificatrice, ex assistente alla comunicazione, Blogger?
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