LIS: INTERVENTO ALLA CAMERA DELL’ISTC-CNR

http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20110601-lis-intervento-alla-camera-dell-istc-cnr-1

(AGENPARL) – Roma, 01 giu – Trasmettiamo il testo dell’intervento dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR nell’audizione con la XII Commissione Affari Sociali della Camera. L’argomento sono le proposte di legge C. 4207, C. 286, C. 351, C. 941, C. 1088, C. 2342, C. 2528, C. 2734, C. 3490, recanti “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”.

“In relazione al dibattito in corso alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, relativo al riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, ci sembra doveroso richiamare all’attenzione di chi di competenza le ragioni che giustificano al di là di ogni dubbio la necessità del provvedimento legislativo con cui si chiede, in accordo con l’art. 21 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che la Repubblica Italiana riconosca la Lingua dei Segni.
Sul piano scientifico: tutte le ricerche linguistiche e psicolinguistiche condotte sulla LIS negli ultimi trent’anni documentano ampiamente, sulla base di dati empirici, che la LIS, al pari di tutte le altre lingue dei segni del mondo indagate fino ad oggi, possiede le caratteristiche strutturali proprie di un sistema linguistico. Sappiamo cioè che la LIS non è un generico “linguaggio gestuale” primitivo, né un “metodo riabilitativo”, è invece una lingua storico naturale a tutti gli effetti, e come tale va studiata e rispettata, insieme alla particolare comunità di persone che la usa.
Un grandissimo numero di pubblicazioni scientifiche altamente qualificate mostra come lo studio delle lingue dei segni sia di eccezionale importanza per comprendere e descrivere in modo più profondo la facoltà di linguaggio e le sue basi cognitive e neurosensoriali. Al di là delle motivazioni scientifiche, ci sembra qui opportuno ribadire il ruolo insostituibile della LIS nella vita di tutte le persone sorde che la utilizzano per esprimersi liberamente e accedere alle informazioni nella modalità visivo-gestuale integra.
Va ricordato che in Italia, come in altri paesi occidentali, l’incidenza di sordità infantili gravi o profonde, congenite o acquisite in epoca precedente allo sviluppo della lingua verbale, è stimata intorno all’1/1000 della popolazione. Una percentuale molto piccola di questi bambini sordi (ca il 5%) hanno genitori sordi e di solito imparano la LIS in famiglia. La restante grande maggioranza (ca il 95%) hanno genitori udenti che non conoscono la LIS (né il mondo dei sordi). Questi bambini non hanno un accesso precoce alla LIS, ma vengono esposti quasi sempre unicamente o primariamente all’italiano parlato e scritto. In questo quadro, occorre chiedersi chi sono i sordi che utilizzano la LIS e ne chiedono il riconoscimento. Uno sguardo superficiale potrebbe far pensare che la LIS sia usata soltanto dalla piccola minoranza di sordi con genitori sordi. Ma come è ben noto a chiunque conosca la situazione italiana, sa che la realtà è molto diversa: la grande maggioranza dei sordi segnanti provengono da famiglie udenti, e imparano la LIS alle età e nelle situazioni più varie, entrando in contatto, nel corso della loro vita, con altre persone sorde.
Non è raro il caso di giovani sordi che, pur possedendo un’ottima padronanza dell’italiano parlato e scritto, scelgono di imparare la LIS e di sviluppare profondi rapporti umani e culturali con altre persone sorde, pur mantenendo rapporti altrettanto intensi con la comunità delle persone udenti. Un’opinione purtroppo ancora diffusa in diversi settori del complesso mondo che ruota intorno alle persone sorde è che la conoscenza della LIS, o anche semplicemente l’uso di forme di ‘gestualità spontanea’, possa ostacolare più o meno gravemente l’apprendimento o l’uso della lingua parlata e scritta. I dati forniti da numerose ricerche su questo argomento mostrano che questa opinione non ha alcun fondamento. Ad esempio, uno studio pubblicato su Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo (Mayberry, Lock, & Kazmi, 2002), ha mostrato che l’apprendimento di una lingua dei segni non interferisce negativamente con l’apprendimento della lingua orale, al contrario, le lingue dei segni possono essere un aiuto efficace per apprendere le lingue orali, facilitando in particolare i processi di comprensione linguistica. Questi risultati hanno rafforzato l’idea che queste lingue possano venire utilizzate a fini educativi accanto (e mai in sostituzione) alle lingue vocali”. “Attualmente in molti paesi europei (ad esempio Danimarca, Francia, Spagna e Svezia) ed extraeuropei (Stati Uniti, Canada e Paesi dell’America Latina) si è andato affermando un modello di educazione bilingue. In Italia, un’educazione bilingue è in parte resa attuabile grazie alla L. 104/92, attraverso la quale le famiglie possono richiedere, dal nido alla scuola superiore, un assistente alla comunicazione che conosca e utilizzi la LIS, mentre, nelle Università, è lo studente stesso che può richiedere l’interprete LIS, se lo ritiene necessario. Il raggiungimento di una competenza nella lingua parlata e scritta migliore che nel passato è oggi possibile grazie all’utilizzo di nuove protesi e impianti cocleari. Dal momento che molti bambini, attraverso questi ausili, possono sentire e imparare a parlare sempre meglio, è immotivata la paura che la LIS possa “indebolire” l’italiano. Infatti, il migliore accesso alla lingua parlata non può che favorire un bilinguismo più equilibrato fra lingua parlata e lingua dei segni, in cui le due lingue possono convivere, offrendo al bambino e alla persona sorda la possibilità di scegliere quale lingua usare in funzione del contesto e dei bisogni comunicativi e relazionali. La ricerca scientifica ha inoltre dimostrato che, come ogni tipo di bilinguismo, anche quello fra una lingua dei segni e una lingua vocale, permette al bambino (udente o sordo) di raggiungere una maggiore flessibilità cognitiva e migliori abilità di attenzione e di memoria visiva.
Va infine ricordata la rilevanza sociale e culturale della LIS per l’intera società italiana, e non soltanto per i sordi, o per un numero relativamente limitato di persone che l’apprendono per comunicare efficacemente con bambini o adulti sordi segnanti (ad es. familiari, interpreti, educatori, logopedisti). Negli ultimi vent’anni, analogamente a quanto è avvenuto per altre lingue dei segni in gran parte dei paesi occidentali, si è registrata una grande crescita dei corsi di insegnamento della LIS come seconda lingua. Questi corsi, tenuti da docenti sordi qualificati, sono frequentati primariamente da udenti, ma anche da persone sorde che, pur avendo una buona competenza in italiano e continuando ad utilizzare protesi o impianto cocleare, sentono la necessità di apprendere la LIS anche per il suo valore culturale ed identitario. Numerose Università italiane hanno riconosciuto la LIS nell’ambito di specifici curricula formativi e/o di ricerca. Chiunque frequenti un corso LIS acquisisce rapidamente la certezza che la LIS è una lingua naturale, e che va riconosciuta e rispettata come tale. Il potere espressivo della LIS è ancora più evidente quando la lingua viene usata creativamente, in composizioni poetiche, testi teatrali, forme artistiche di diversa natura. Da cosa nasce, allora, la tendenza a favorire la contrapposizione tra forme di comunicazione che non sono in nessun modo alternative? Probabilmente dalla difficoltà di accettare che una patologia sensoriale, come quella della sordità, possa dar vita ad un mondo comunicativo alternativo a quello delle persone udenti. Possedere una lingua diversa significa naturalmente poter esprimere la propria diversità attraverso questa lingua, vuol dire accedere a processi di identificazione che hanno più a che fare con la dimensione socioculturale che con la patologia tout court.
È così difficile oggi accettare che esistano mezzi di espressione che danno voce alla diversità senza omologarla? Ogni lingua è uno strumento vitale per il riconoscimento degli altri come persone. Pensiamo davvero che questa esigenza di identità non abbia diritto di cittadinanza nella nostra società? Confidiamo che le considerazioni sopra esposte possano contribuire a rimuovere gli ultimi ostacoli all’approvazione del ddl per un pieno riconoscimento della LIS. “Language and Communication across Modalities” Lab.
(Resp. Maria Cristina Caselli)”

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